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SCUOLA E VOLONTARIATO ARCHEOLOGICO. ULTIMA FRONTIERA

pubblicato:08-11-2010 10:20 | inserito da: Francesca Gallini

 

Il progetto “Suasa”. L'appello nazionale alla cittadinanza a costituire gruppi attivi di volontariato per la salvaguardia del patrimonio culturale. Il GAF nel nostro territorio. Intervista a Walter Falappa.

@foto di Pier Luigi Giorgi - Il gruppo operativo di Suasa.jpg

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Una leggenda antica tramanda la memoria del sacrificio del console romano Publio Decio Mure.“Io immolo insieme con me agli dei Mani e alla Terra, per la Repubblica del popolo romano dei Quiriti, per l'esercito per le legioni, per le milizie ausiliarie del popolo romano dei Quiriti, le legioni e le milizie ausiliarie dei nemici”. Sono le parole rituali della devotio pronunciate dal console romano  - che lo storico Tito Livio riporta nella sua  opera (VII, 9,4) – prima di consegnare se stesso e l'esercito nemico agli dei Mani e alla Terra per ottenere la vittoria nella battaglia di Sentino (295 a.C.). Indossata la toga e impugnata un'arma da lancio, si narra che il console si gettò sul suo cavallo tra le fila dei nemici, trovando la morte. Dopo la vittoria romana di Sentino, l'esercito romano conquistò l'Ager Gallicus, il territorio dei Galli Senoni corrispondente alle odierne provincie di Pesaro, Urbino e Ancona. Nel III secolo a.C., proprio in quel territorio, in particolare nella valle del Cesano, fu fondato il primo nucleo della città romana di Suasa. Nel I secolo a. C.,a Suasa ,vennero costruiti i principali edifici pubblici: l'anfiteatro, il teatro, la Domus dei Coiedii con i suoi mosaici e affreschi, il foro, la necropoli. I resti di questo patrimonio culturale saranno riportati alla luce solo a partire dal 1987, con le campagne di scavo e ricerche condotte dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna. Ma quanti italiani sanno dell'esistenza di questi resti? Nasce da questa domanda il progetto “Suasa” che, dal 2005 ad oggi, vede protagonisti il Gruppo Archeologico Ferrarese (GAF) e gli alunni del Liceo scientifico “A. Roiti” di Ferrara in un programma di manutenzione ordinaria del sito di Suasa. Una domanda che suona inquietante,drammatica, soprattutto alla luce del recente crollo nel sito archeologico di Pompei legato allo stato di incuria, soprattutto in un paese come l'Italia che può vantare il primato assoluto di patrimonio culturale dell'umanità. 

@foto di Pier Luigi Giorgi - Nel sito di Suasa.jpg

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 Il progetto “Suasa” concretizza un'esperienza sperimentale che ha lo scopo di diffondere, in primis tra i giovani, la cultura della tutela attiva e consapevole dei beni culturali. E' un percorso didattico (inserito e descritto dettagliatamente negli Atti del convegno per i venti anni di ricerche dell'Università di Bologna a Castelleone di Suasa, Corinaldo, San Lorenzo in Campo, di cui alleghiamo l'estratto file allegato Estratto dagli Atti del convegno a cura di UNIBO), a valenza culturale ed educativa promosso dal GAF, che si è svolto con continuità durante gli anni, in collaborazione con gli esperti della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e dell'Università di Bologna, è stato sostenuto dal CSV di Ferrara, coinvolgendo altre Scuole, Enti preposti, Comuni locali e Gruppi archeologici, a beneficio dello sviluppo del territorio marchigiano.

Ce ne parla Walter Falappa, vicepresidente nazionale dei Gruppi Archeologici.

“Con il progetto “Suasa”, in seguito ufficializzato con il titolo “I colori sotto la polvere”, ci siamo proposti di trasmettere ai giovani una nuova coscienza del bene culturale, intesa non solo come consapevolezza del valore e cura del bene archeologico in sé, ma anche del territorio, della città e delle realtà, antiche e nuove, che la città ospita. Il secondo scopo è stato di ricercare la collaborazione delle Istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali, nei territori dove i gruppi archeologici nascono e operano, di costruire una rete tra pubblico e privato sociale che dia riconoscimento al volontariato per la salvaguardia dell'ambiente, che sensibilizzi la popolazione a costituirsi in nuove forme di volontariato di cittadinanza attiva”.

Chi sono queste nuove forme di volontariato?

“Mi riferisco alle forme di volontariato che si sono evolute nell'ultimo decennio. Il volontariato è una risorsa del territorio, è una  forza sociale che ha capacità contrattuale nei confronti dell'ente pubblico. La legge quadro sul volontariato (lg. n. 266/91) e normative successive danno al volontariato la possibilità di essere riconosciute dall'ente pubblico attraverso convenzioni o altre tipologie di accordo, perché oggi il volontariato si sta qualificando, è fatto anche da esperti e persone che hanno maturato competenze in determinati ambiti di attività, spendibili sempre più, di fatto, a supporto dell'Istituzione. Tuttavia penso che esista ancora una sorta di contraddizione nel mondo del volontariato. In certi casi le varie forme di volontariato, socio-assistenziale e culturale, faticano ad integrarsi in un percorso di rete a favore della comunità. Se si affronta un problema sociale specifico operando solo sull'oggettività del momento, in modo isolato, non si danno risposte efficaci, perché si isola il problema dal contesto sociale stesso. Anche le risposte sociali vanno date a più livelli, dall'assistenza alla cultura allo sport e altro ancora. Questo fa parte del lavoro di rete”.

@foto di Pier Luigi Giorgi - risVolti Archeologici.jpg

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Ad oggi quali sono le ricadute del progetto “I colori sotto la polvere”?     

“Il bilancio è positivo. Innanzitutto il GAF ha registrato un aumento dei giovani tra i propri volontari. Ciò significa che la passione e i valori dei volontari hanno fatto il salto generazionale. In secondo luogo il GAF è cresciuto, ha diversificato molto le sue attività sul territorio locale, ha intrecciato nuovi rapporti con realtà pubbliche e private, ha ottenuto riconoscimenti importanti dalle Istituzioni. Il GAF è attivo a Ferrara con tante iniziative: il progetto di riqualificazione della periferia di Barco partecipando all’organizzazione di un convegno sul tema Città Territorio Periferie, Confini“ in collaborazione con la Circoscrizione 3, il comitato di quartiere, Acer Ferrara ed altre associazioni di volontariato, l'esperienza “Mettiamo insieme i cocci” in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale di Ferrara, i nuovi campi di scavo a Ro”.

E a livello nazionale?

“Il già citato progetto “Suasa” , oggi “I colori sotto la polvere”,  sta promettendo la costruzione di un Centro Studi sull'archeologia nel territorio marchigiano insieme ad Italia Nostra Inserito nel loro progetto “Archeologia del moderno” sul recupero delle colonie. Di recente la rete nazionale dei Gruppi Archeologici ha avviato un progetto in Calabria per il recupero di un importante edificio storico, villa Caristo ed il territorio calabrese del Comune di Stignano, che sta coinvolgendo a livello locale associazioni, Università e scuole. Altri progetto sono in corso a Milano sul parco Sud e a Roma sul parco dell’Appia antica.   E, tramite i bandi europei, si pensa di partecipare ad un progetto internazionale “al di là e al di qua del Mediterraneo”,  che riguarda la formazione del volontariato e gli scambi internazionali, proponendo ed  arricchendo le proposte e i progetti già sperimentati con successo in Italia.  

Villa Caristo a Stignano - Calabria.jpg

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Come vede il futuro del GAF?

“Lo vedo legato alla salvaguardia e allo sviluppo del territorio ferrarese, alla scoperta e al recupero dei suoi tesori culturali, e sempre più in rete con le tante realtà locali”.

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