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[Articolo originale: Fortress Europe: Rivoluzionari e razzisti? Uno speciale da Tripoli libera]

Sono rientrato giovedì scorso dalla Libia, dopo aver trascorso due settimane prima con i partigiani berberi sulle montagne del Jebal Nafusa, nella cittadina di Yefren, e poi con i ragazzi di Fashlum, il primo quartiere di Tripoli che il 17 febbraio scese in piazza sfidando il regime. Mi scuserete se scrivo con tanto ritardo, ma speravo di trovare prima una qualsiasi testata giornalistica interessata ai miei pezzi. Non avendola però trovata, procedo a regalare questi racconti alla rete. Partiamo dalla questione che più interessa ai lettori di questo sito. Ovvero il rapporto tra rivoluzione e razzismo, e i timori che la liberazione di Tripoli si potesse trasformasse in un attacco indiscriminato contro la minoranza nera della città. A fine agosto i giornali di mezzo mondo hanno gridato alla caccia ai neri di Tripoli, agli stupri e alle retate. La realtà però è diversa, più complessa e insieme contraddittoria. Gli eccessi ci sono stati, qualche arresto di troppo era inevitabile con un'armata popolare di migliaia di ragazzi e ragazzini ancora sotto schock per il sangue versato nella battaglia che ha liberato Tripoli al prezzo di centinaia di morti. Quelle violenze e quegli abusi sono sempre da condannare. Ma il racconto non finisce lì.










