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Dopo aver riassunto l'annus horribilis per i disabili [L’anno orribile degli “invalidi” veri, sempre su Vita.it] Franco Bomprezzi sottolinea il silenzio sui LEA

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Io penso che tutte le forze che hanno a cuore i diritti dei cittadini, specie dei cittadini più deboli e indifesi, le persone con disabilità, gli anziani, i malati, dovrebbero oggi porre un altro ultimatum, altrettanto forte e chiaro: “Prima del federalismo si discutono e si votano i Livelli essenziali di assistenza”. Ovvero si applica la Costituzione per intero: comma “m” dell’articolo 117, inserito, guarda caso, proprio nel Titolo V, quello invocato per l’attuazione del federalismo. Leggiamo: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…) m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;”.

E invece sento un silenzio assordante. Non è la stessa cosa, oggi, ma neppure ieri, essere persona con disabilità a Milano o a Palermo, a Torino o a Napoli, a Trento o a Cagliari. I diritti sono i medesimi, ma la differenza è troppo forte, scandalosa. Il federalismo deve avere il correttivo di uno sguardo d’insieme sui diritti essenziali. Servizi domiciliari, ausili, prestazioni di riabilitazione, trasporti, inclusione scolastica, lavoro, sono solo alcuni dei temi attorno ai quali le differenze di trattamento, a parità di condizione di cittadinanza, sono talmente evidenti da non dover neppure essere ricordate. E invece l’unico riferimento politico sembra essere quello dell’efficienza e della capacità di spendere meno e meglio i soldi pubblici.

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