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Articolo originale su Volontariamo.it
E' entrata in vigore il 1 agosto 2010 la Convenzione Onu che mette al bando le Cluster Bombs (bombe a grappolo). L'Italia, che ha prodotto e stockato queste armi, non ha ancora ratificato la Convenzione, contrariamente a quanto hanno fatto i più grandi Paesi dell'Unione e nonostante gli appelli alla firma giunti da Bruxelles.
Dal 3 dicembre 2008 ad oggi la Convenzione Onu per la messa al bando delle Cluster Bombs è stata firmata da 107 paesi e ratificata da 37, tra i quali Gran Bretagna, Spagna, Germania e Francia. L'Italia, che risulta aver prodotto e stockato armi di questo tipo, ha firmato ma - contrariamente agli annunci e alle promesse fatte a OSlo nel 2008 - non ha ratificato il testo. Ciò significa che per il momento il nostro Paese non è tenuto a rinunciare alla produzione, di smantellare entro otto anni gli arsenali, di bonificare in dieci anni i terreni minati, e di dare assistenza alle popolazioni colpite dalle bombe a grappolo prevedendo azioni per l'inclusione sociale dei mutilati.
I responsabili della Campagna contro le mine ipotizzano che la causa del ritardo possa consistere nella richiesta di impegno di circa 160 milioni di euro, necessari per il ripristino di armamenti ‘strategici’ in sostituzione delle munizioni cluster dimesse”, ma auspicano che la situazione si sblocchi presto, dopo le 60 mila firme apposte alla petizione e l'approvazione della Risoluzione con cui il Parlamento Europeo invita gli Stati Membri a ratificare il testo entro fine anno.
La capacità distruttiva delle Cluster Bomb è devastante: un solo bombardiere può trasportare fino a trenta cluster bomb, colpendo 7500 volte un territorio nello stesso momento, con un raggio d'azione di 1500 metri per 700 circa. E i danni non si limitano al momento dell'attacco. Le submunizioni di cui sono costituite non esplodono sempre a contatto col terreno, e quando impattano centri abitati rotolano sui tetti, possono entrare dalle finestre, rimangono inesplose al suolo, costituendo un pericolo per la popolazione civile. Le mine rimaste inesplose nei campi, oltre a trasformare le piantagioni in campi minati, attirano coi loro colori sgargianti l'attenzione dei bambini che, toccandole, ne innescano l'esplosione andando incontro a gravi mutilazioni e alla morte. Ad oggi è stata riscontrata un'alta quantità di bombe a grappolo inesplose in Indocina (Laos e Vietnam), Afghanistan, Kosovo, Iraq e Sahara Occidentale, ma ne è stato fatto uso anche in Albania, Bosnia-Herzegovina, Cambogia, Chad, Croazia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Montenegro, Pakistan, Russia (Cecenia), Arabia Saudita, Sierra Leone, Sudan, Siria. (Nadia Luppi)
Per informazioni:
http://www.campagnamine.org/











