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[Articolo di Rachele Gonnelli su l'Unità]
Il maresciallo della stazione del paesino di Sesta Godano non era affatto contento quando ha dovuto bussare alla casa e portarsi via Ngom Kine, «la senegalese», in caserma. Nell’atto che aveva in mano, trasmessogli dalla Prefettura di La Spezia c’era l’ordine di prelevare la donna come «pericoloso criminale». Ma tutte e 600 le anime del borgo abbarbicato sulle montagne della Lunigiana conoscono «la Kine» come una tra le persone più gentili e di cuore della vallata. Un giudizio evidentemente arrivato anche alle orecchie dei carabinieri. E infatti il maresciallo ha chiamato il sindaco, per metterlo a parte del suo stupore e del suo rammarico.
Dall’altra parte della cornetta, Giovanni Lucchetti del Pd, ha aggiunto a questi sentimenti una increspatura di indignazione e un retrogusto amaro di risentimento politico. Quando ha chiuso la coversazione c’è scappata un’esclamazione. Perché l’unica ragione per cui la signora Kine veniva trascinata via in manette dalla casa del suo datore di lavoro senza poter dire «né a né ba» è la procedura della legge Bossi-Fini che trasforma i clandestini in delinquenti e le badanti come Kine in pericolosi criminali da espellere senza tanti accertamenti e preamboli.










