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La situazione sta peggiorando. Medici Senza Frontiere costretta a ridurre la sua attività
Non solo la popolazione, ma anche le organizzazioni umanitarie sono vittime dell’intensificarsi del conflitto armato nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) dove in questo momento ci sono importanti movimenti di truppe. «In Kivu la situazione non si stabilizza, anzi peggiora da alcuni mesi a questa parte», dichiara Marcela Allheimen, responsabile dei progetti di Medici Senza Frontiere (Msf).
[L'articolo completo: RD CONGO. Civili e operatori umanitari nel mirino (12/04/2012) | Vita.it]
Da alcuni giorni le forze Nato stanno bombardando il villaggio di Mirbandao, nella provincia di Helmand, nel Sud dell’Afghanistan.
Nella provincia, Emergency ha un ospedale per feriti di guerra a Lashkar-gah e tre Posti di primo soccorso.
Né l’ospedale, né il Posto di primo soccorso di Grishk, il più vicino alla zona dei bombardamenti, hanno ricevuto feriti.
Un mesaggio di Riccardo Noury, di Amnesty International Italia [tratto da mailing list di Peacelink]
Lo denuncia la Ong. Nell'elenco anche l'Italia
Che Stati Uniti, Russia e altri paesi europei avessero fornito armi ai regimi dittatoriali prima della primavera araba era un sospetto. E che lo avessero fatto pur sapendo dell’uso di quelle armi quasi una certezza. A confermarlo è arrivato un rapporto di Amnesty International dal titolo “'Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace trattato sul commercio di armi”. Nel documento della ong britannica sono esaminate le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen dal 2005 ad oggi.
[L'articolo completo: AMNESTY. Da Usa e Europa armi contro i diritti umani (19/10/2011) | Vita.it]
[Articolo originale: PROFUGHI. Le 'vacanze forzate' dei migranti dalla Libia (12/09/2011) | Vita.it]
Martedì 13, in occasione dell'Immigration day, si proietta a Milano una videoinchiesta sul sistema di accoglienza
Obbligati a fare vacanza. E' questa la paradossale condizione in cui si trovano centinaia di profughi fuggiti dalla libia, ora inseriti nel sistema di accoglienza nazionale. Con una videoinchiesta dal titolo 'Vacanze forzate' (autori Lorenzo Bagnoli e Marco Billeci) e che verrà presentata in occasione dell'Immigration day di martedì 13 settembre (ore 18, Teatro Studio, via Rivoli 6) al Milano film festival, lo street magazine Terre di mezzo toglie il velo sull'attuale situazione a Milano e dintorni.
[Articolo originale: SIRIA. Per l'Onu in 6 mesi 2.600 morti (12/09/2011) | Vita.it]
Per le Nazioni Unite, le violenze in Siria hanno causato 2.600 morti da metà marzo
Per Radwan Ziadh, dirigente del centro siriano degli studi politici e strategici, con sede a Washington ne è convinto: «Oltre 3.000 persone sono state uccise, in maggioranza civili, da metà marzo in più di 112 città siriane» ha dichiarato Ziadh nel corso della pubblicazione del rapporto della Federazione internazionale della Lega dei diritti dell'Uomo (Fidh) sulle violazioni dei diritti umani in Siria.
[Articolo originale: Fortress Europe: Rivoluzionari e razzisti? Uno speciale da Tripoli libera]

[Articolo originale: LIBIA. 700mila profughi in fuga (01/09/2011) | Vita.it]
Lo conferma il Rapporto sulle operazioni dell’OIM
Sono in tutto 672.143 i migranti che hanno oltrepassato il confine libico fino ad oggi. O dice l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. I dati comprendono 304.508 cittadini di paesi terzi, che rappresentano il 46% del totale...
[Articolo originale: Migranti, da inizio anno oltre 2000 morti]
di Riccardo Bonacina
Ieri l’ennesima strage nel Mediterraneo, sulla rotta che porta dalla Libia sotto attacco all’isola di Lampedusa. E ancora un giallo su quella che sembra essere l’ennesima omissione di soccorso delle navi da guerra della Nato. Le vittime sarebbero decine, alcuni testimoni parlano addirittura di cento persone. Si trovavano a bordo di un vecchio peschereccio di 20 metri partito venerdì scorso dalla Libia con 300 passeggeri a bordo che da due giorni vagava 90 miglia a sud di Lampedusa, con il motore in avaria. Il racconto dei superstiti è ancora al vaglio degli investigatori. I passeggeri sarebbero morti di stenti e disidratazione. Le vittime sono soprattutto donne e bambini. I loro corpi sono stati abbandonati in mare.
L’esercizio della nostra politica e di quella europea è la gara a contare quanti ne sbarcano, pronti a gridare all’invasore. Il massimo dell’ipocrisia se si pensa che i nostri aerei e quelli di altri Paesi europei continuano a vomitare bombe sul terreno libico. Ma quanti sono quelli che non sono arrivati? Muoiono giorno dopo giorno.
[Leggggi tutto su Vita.it: Migranti, da inizio anno oltre 2000 morti]
Approda alla Camera il ddl con delega al governo. Insorgono le associazioni. In allegato una scheda
[tratto dal sito di Emergency]
Allo Zarrok Field Hospital di Misurata, i medici di Emergency prestano assistenza ai feriti che arrivano dai luoghi di combattimento fuori città.
Tra i pazienti ricevuti, Faraj, un uomo di 53 anni con un proiettile nel braccio destro; Faisal, 28 anni, con lesioni alla spalla sinistra, all'omero e al cranio; Dhafer, 18 anni, colpito da due schegge, una al volto e l'altra al gomito destro; Mustafa Ali, 27 anni, ferito al gomito sinistro da una scheggia.
"Mediterraneo :rivoluzione, guerra, accoglienza" è il titolo dell'incontro che si terrà il prossimo sabato 11 giugno alle ore 17 presso il centro Cittadini del Mondo di Via Kennedy.
Di seguito il volantino con i dettagli
Un marinaio contro l'embargo di Misratah
Tareq non è riuscito a rivedere la famiglia nemmeno questa volta. E continua a chiedersi che fine abbiano fatto la moglie e i cinque bambini piccoli. Abitano nella zona più pericolosa di Misratah. Impossibile raggiungerli, per via dei cecchini sui tetti e dei carri armati per strada. Avvicinarsi significherebbe farsi ammazzare. Non resta che sperare che siano ancora vivi. Che i carri armati non abbiano sparato sulla loro casa e che i cecchini non siano ancora entrati per prendersi l'appartamento come postazione di tiro. E c'è da sperare che abbiano abbastanza cibo e soprattutto che abbiano da bere, visto che da tre settimane Misratah è senza acqua corrente. Ormai non li sente nemmeno al telefono, da quando tre settimane fa le truppe di Gheddafi hanno staccato la linea. Dei satellitari neanche a parlarne, in città sono pochi e sono tutti in mano agli insorti per coordinare la difesa e comunicare con la stampa internazionale. A Tareq non resta che affidare la loro sorte a Allah. Li ricorda in ogni preghiera, quando stende il tappetino sul ponte del peschereccio e si inginocchia, con lo sguardo teso verso l'orizzonte dove ogni mattina il sole sorge sulle acque blu del Mediterraneo. Tareq è in viaggio da un mese. Fa la spola tra Malta e Misratah. Questo è il suo terzo viaggio. Guida un peschereccio d'altura di quaranta metri, ma non trasporta pesce. In stiva ha 150 tonnellate di latte, farina, zucchero, pomodoro in scatola, tonno, fagioli, pannolini e acqua potabile. Per rompere l'embargo nella città sotto assedio che da 40 giorni resiste coraggiosamente alle truppe di Gheddafi e ai loro bombardamenti a tappeto che hanno già ucciso almeno 200 civili. Il primo viaggio è stato il nove marzo. Questa è la sua terza traversata e per noi viaggiare con lui è l'unico modo per raggiungere la città di Misratah.
L'altalena senza bambini
C'è un altalena senza bambini che dondola e cigola spinta dal vento davanti a quello che resta di una casa ridotta in macerie. E poi ci sono due bambini senza altalena e senza più voglia di giocare. Sono fratelli. Mohamed ha undici anni e Ali ne ha quattordici. Il missile è caduto nel cortile di casa mentre erano fuori a divertirsi. Quando sono arrivati al pronto soccorso, era già troppo tardi. A Mohamed hanno asportato l'occhio e amputato una mano. È sdraiato su un letto di ospedale, con la gamba rotta avvitata a un tutore di ferro e il resto del corpo coperto di bende e di cicatrici. Piange e dice che gli fa male. Ma il fratello più grande, Ali, non ha parole di conforto, perché anche lui è steso su un letto dello stesso ospedale. La loro infanzia è finita in un attimo. Il tempo dell'esplosione di un missile lanciato a caso su un quartiere della città con l'unico obiettivo di colpire i civili. Benvenuti a Misratah. La città ribelle della Tripolitania che da 40 giorni resiste eroicamente all'assedio delle milizie di Gheddafi e che da ormai tre settimane è completamente isolata dal resto del paese. Le linee telefoniche sono fuori uso, metà delle case è senza corrente elettrica e l'unica acqua rimasta a disposizione è quella dei pozzi, perché le condutture dell'acquedotto sono state chiuse dagli uomini di Gheddafi, che ormai circondano la città. L'unica via libera rimasta è quella del mare, ed è quella che abbiamo scelto per rompere l'altro isolamento: quello con la stampa internazionale. Perché finora nessun inviato dei grandi giornali è riuscito a spingersi fin qua.
Tunisia: 27 morti sulla rotta per Lampedusa
scaduto
L'Italia è al quinto posto tra i maggiori fornitori di armamenti convenzionali
Articolo originale su Volontariamo.it
E' entrata in vigore il 1 agosto 2010 la Convenzione Onu che mette al bando le Cluster Bombs (bombe a grappolo). L'Italia, che ha prodotto e stockato queste armi, non ha ancora ratificato la Convenzione, contrariamente a quanto hanno fatto i più grandi Paesi dell'Unione e nonostante gli appelli alla firma giunti da Bruxelles.















