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In sintesi
Regione, forze sociali, economiche e istituzioni hanno firmato il "Patto regionale per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" con l'obiettivo di condividere le scelte strategiche generali volte a sostenere lo sviluppo della società emiliano romagnola.
Le priorità dell'accordo sono: la promozione della legalità e di un'economia sana con la lotta a ogni forma di attività economica illegale, dalle infiltrazioni criminali all'evasione fiscale; il sostegno a nuove e proficue relazioni industriali; investimenti nel sapere e nelle competenze, soprattutto dei giovani, con incentivi nei loro confronti sul versante occupazionale; azioni mirate ad aumentare l'occupazione femminile e a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
[L'articolo completo: Un patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva — Il portale della Regione Emilia-Romagna]
[Articolo originale: Censimento: per gli stranieri che non rispondono è a rischio la cittadinanza — Sociale]
21 ottobre 2011 - Da Regione, Anci e Difensore civico l’appello ai sindaci. Sul sito Istat e su E-R Sociale la documentazione multilingue
Foto © Gaia Levi
Bologna, 21 ottobre 2011 - Le conseguenze per coloro che non compilano il questionario del censimento Istat 2011 sono rilevanti, a partire dalla cancellazione dall’anagrafe. Tra quelli che rischiano di più ci sono i cittadini stranieri, che possono mettere a rischio l’accesso a importanti diritti e anche la domanda per l’ottenimento della cittadinanza italiana.
[Articolo originale: Open data in salsa ER, on line dati.emilia-romagna.it — Regione Digitale]
La Regione Emilia-Romagna ha creato un nuovo portale per il rilascio di dati aperti e riusabili nel rispetto dei principi della trasparenza e dell’open government. Il sito presenta già alcuni set di dati, ed è il primo frutto di una linea guida del nuovo Piano Telematico dell’Emilia-Romagna specificamente dedicata agli open data
I primi dati “aperti” già disponibili sul nuovo sito riguardano la popolazione regionale, la cartografia e l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel territorio regionale.
A Educa un confronto e un bilancio sulla innovativa legge del Trentino
A oltre trent’anni dalla scelta di attuare l’integrazione degli alunni con disabilità nella scuola di tutti, dando vita ad un vero e proprio modello riconosciuto e apprezzato sulla scena internazionale, Fondazione Agnelli, Caritas italiana, Treelle hanno promosso e realizzato il rapporto “Gli alunni con disabilità nella scuola italiana. Bilancio e proposte”. Il lavoro mette in luce le criticità che rischiano di mettere in crisi, oggi, un modello irrinunciabile. Le linee ispiratrici del rapporto mirano alla formazione degli insegnati sia di sostegno, sia curriculari e ad un utilizzo più efficace delle risorse umane e finanziarie impiegate.
[L'articolo completo: SOSTEGNO. Un milione gli alunni con disabilità (23/09/2011) | Vita.it]
[Articolo originale: Fortress Europe: Rivoluzionari e razzisti? Uno speciale da Tripoli libera]

XXX edizione dell'Osservatorio Demos-Coop, dal lessico indicazioni sui valori che cambiano
Solidarietà, merito, energie pulite, ma anche giovani, internet, decresità, unità d'italia, partecipazione sono le parole che suscitano i maggiori sentimenti positivi per il numero maggiore di persone (oltre l'80% per la solidarietà), mentre -oltre ai partiti ed a molte parole d'ordine della politica di questi anni, tra cui federalismo- i concetti più osteggiati sono quelli dell'egoismo e di un modello di società basato sull'apparenza.
[Articolo originale: CronacaComune - il quotidiano online del Comune di Ferrara]
FERRARA CITTA' SOLIDALE - Corsi attivi dal 5 luglio all'1 settembre promossi gratuitamente dal Comune di Ferrara
Mattinata un po’ diversa dal solito quella di oggi per i giovanissimi allievi della ‘Scuola estiva di italiano del Grattacielo’ che hanno ospitato fra i loro tavoli di lavoro i giornalisti venuti per conoscere meglio questo spicchio di realtà ferrarese.
Nonostante i profondi cambiamenti che hanno ridisegnato la mappa geopolitica del mondo, la pace resta ancora un obiettivo lontano per molte regioni del pianeta. Persecuzioni, guerre, violazioni generalizzate dei diritti umani ed esilio continuano a rappresentare il destino quotidiano per 43 milioni di uomini, donne e bambini.
Quest'anno la giornata mondiale del rifugiato cade in un periodo storicamente importante per le questioni migratorie, con il Ministro degli Esteri Frattini che afferma che “i ribelli libici hanno detto che manterranno gli impegni internazionali”, riferendosi ai famigerati accordi italo-libici che dal 2009 hanno bloccato sull’altra sponda del Mediterraneo migliaia di rifugiati, per lo più provenienti dall'Africa sub-sahariana, che transitano dalla Libia per raggiungere l’Europa.
Un marinaio contro l'embargo di Misratah
Tareq non è riuscito a rivedere la famiglia nemmeno questa volta. E continua a chiedersi che fine abbiano fatto la moglie e i cinque bambini piccoli. Abitano nella zona più pericolosa di Misratah. Impossibile raggiungerli, per via dei cecchini sui tetti e dei carri armati per strada. Avvicinarsi significherebbe farsi ammazzare. Non resta che sperare che siano ancora vivi. Che i carri armati non abbiano sparato sulla loro casa e che i cecchini non siano ancora entrati per prendersi l'appartamento come postazione di tiro. E c'è da sperare che abbiano abbastanza cibo e soprattutto che abbiano da bere, visto che da tre settimane Misratah è senza acqua corrente. Ormai non li sente nemmeno al telefono, da quando tre settimane fa le truppe di Gheddafi hanno staccato la linea. Dei satellitari neanche a parlarne, in città sono pochi e sono tutti in mano agli insorti per coordinare la difesa e comunicare con la stampa internazionale. A Tareq non resta che affidare la loro sorte a Allah. Li ricorda in ogni preghiera, quando stende il tappetino sul ponte del peschereccio e si inginocchia, con lo sguardo teso verso l'orizzonte dove ogni mattina il sole sorge sulle acque blu del Mediterraneo. Tareq è in viaggio da un mese. Fa la spola tra Malta e Misratah. Questo è il suo terzo viaggio. Guida un peschereccio d'altura di quaranta metri, ma non trasporta pesce. In stiva ha 150 tonnellate di latte, farina, zucchero, pomodoro in scatola, tonno, fagioli, pannolini e acqua potabile. Per rompere l'embargo nella città sotto assedio che da 40 giorni resiste coraggiosamente alle truppe di Gheddafi e ai loro bombardamenti a tappeto che hanno già ucciso almeno 200 civili. Il primo viaggio è stato il nove marzo. Questa è la sua terza traversata e per noi viaggiare con lui è l'unico modo per raggiungere la città di Misratah.
L'altalena senza bambini
C'è un altalena senza bambini che dondola e cigola spinta dal vento davanti a quello che resta di una casa ridotta in macerie. E poi ci sono due bambini senza altalena e senza più voglia di giocare. Sono fratelli. Mohamed ha undici anni e Ali ne ha quattordici. Il missile è caduto nel cortile di casa mentre erano fuori a divertirsi. Quando sono arrivati al pronto soccorso, era già troppo tardi. A Mohamed hanno asportato l'occhio e amputato una mano. È sdraiato su un letto di ospedale, con la gamba rotta avvitata a un tutore di ferro e il resto del corpo coperto di bende e di cicatrici. Piange e dice che gli fa male. Ma il fratello più grande, Ali, non ha parole di conforto, perché anche lui è steso su un letto dello stesso ospedale. La loro infanzia è finita in un attimo. Il tempo dell'esplosione di un missile lanciato a caso su un quartiere della città con l'unico obiettivo di colpire i civili. Benvenuti a Misratah. La città ribelle della Tripolitania che da 40 giorni resiste eroicamente all'assedio delle milizie di Gheddafi e che da ormai tre settimane è completamente isolata dal resto del paese. Le linee telefoniche sono fuori uso, metà delle case è senza corrente elettrica e l'unica acqua rimasta a disposizione è quella dei pozzi, perché le condutture dell'acquedotto sono state chiuse dagli uomini di Gheddafi, che ormai circondano la città. L'unica via libera rimasta è quella del mare, ed è quella che abbiamo scelto per rompere l'altro isolamento: quello con la stampa internazionale. Perché finora nessun inviato dei grandi giornali è riuscito a spingersi fin qua.
Tunisia: 27 morti sulla rotta per Lampedusa
Da eroi a coglioni
di Riccardo Bonacina
Lui si chiama Giovanni Valsecchi, baffi bianchi, cappello e giubbotto della Protezione civile, un uomo solido come appare dalla foto, probabilmente persona che non ha mai avuto paura di fatiche o sacrifici.
Eppure molti tra voi, come è capitato a me, lo avrà visto piangere in diretta sul Tg1 il giorno del ritrovamento del corpo della povera Yara dopo 91 giorni.
Valsecchi in questi tre mesi era diventato quasi noto, essendo il responabile della Protezione civile di Brembate, il capo dei volontari che per giorni e giorni, 91 senza saltare un giorno, hanno fatto di tutto per ritrovare il corpo della ragazzina scomparsa perlustrando il terreno metro per metro.
Proponiamo questo significativo articolo di Franco Bomprezzi, tratto dal suo blog si Vita.it
I numeri e le vite
di Franco Bomprezzi
“Da sindacalista a invalido, diciotto mesi per dimostrarlo”: titolava così, ieri, il Corriere della Sera, a pagina 30, un bel servizio, con tanto di foto, dedicato da Enrico Marro alla vicenda umana di Beppe Casadio, sindacalista tosto della Cgil, nel 2002 si pensava a lui come a una possibile alternativa a Cofferati.
Poi, nel 2009, vacanza maledetta in Sicilia, una grave infiammazione neurologica, il ricovero d’urgenza, la perdita dell’uso delle gambe. E così Beppe si ritrova come me, a vivere e muoversi in sedia a rotelle.
Una storia come tante, di ordinaria disabilità. Sono cose che succedono, nella vita.
Il timore per un grande flusso migratorio e i dati sul commercio delle armi con il Paese in due articoli di Gabriele del Grande su Fortress Europe;
Non disturbiamo i dittatori, Luciano Ardesi su Nigrizia
Un Bambino di nome Facebook, su webnews il nome di un neonato nell'Egitto della caduta di Mubarak sottolinea l'importanza dei nuovi media nell'incrinare la chiusura ed il controllo sociale dei regimi autoritari
Anteprima dall'inchiesta di Vita in edicola
Per ultime arrivarono le intercettazioni del Rubygate. Il fratello: «Amo’, quello ci risolve tanti problemi a tutti, a mamma, a te e a me».
Il padre: «Ti sei vista passare davanti questa e quest’altra, ma svegliati!». La madre, orgogliosa, all’altra figlia: «Francesca ha ricevuto un braccialetto d’oro con un diamantino e la lettera “F” incisa».
Tre famiglie diverse, stessi obiettivi: soldi, carriera, affermazione sociale, per cui sacrificare il corpo della figlia, della sorella.
Sconvolgente? E allora che dire delle ragazzine che si vendono in discoteca al vip di Facebook (quello con tanti “amici”) solo per essere aggiunte alla lista dei contatti il giorno dopo e vantarsene con gli altri? Oppure chi si mette in posa senza veli nelle scuole per una ricarica del cellulare? Ancora, fa scandalo la recente scoperta che un terzo delle lap dancer di Londra sono universitarie che si affusolano attorno a un palo per pagarsi gli studi?
Il Capo dipartimento Franco Gabrielli: «l'ente come il Titanic. Le riforme ci affondano»
LUCCA - "Il Milleproroghe, nel più assoluto silenzio, ha messo mano alla legge 225 del 92 con riforme che, così come sono, affonderanno la Protezione civile come il Titanic". Il Capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, a Villaggio Solidale attacca così quel provvedimento contenuto nel Milleproroghe che, a suo dire, renderebbe la Protezione civile italiana la "ex protezione civile migliore del mondo".
Il Capo dipartimento, partecipando alla giornata di chiusura del salone italiano del volontariato iniziato a Lucca giovedì scorso, si è rivolto ai volontari mostrando fermezza e preoccupazione. Secondo Gabrielli, se passasse il maxiemendamento così com'è stato concepito, il sistema di intervento sarebbe condizionato al parere del Ministero dell'economia, chiamato a esprimere un parere su ogni singola ordinanza del dipartimento di Protezione civile.
Il 21 febbraio del 2001, esattamente 10 anni fa, nasceva Redattore Sociale, prima agenzia giornalistica sui “temi del disagio e dell’impegno sociale in Italia e nel mondo”.
Inoltre, "Bibbia e Corano contro il Regime", "Il matrimonio della libertà", un paio di segnalazioni direttamente da Piazza Tahrir, al Cairo, dal blog Gabriele Del Grande; verso la liberazione il dipendente di google scomparso, ed altre segnalazioni
«KIFAYA, BASTA! Anche se non siamo fisicamente lì, dentro di noi, da giorni attaccati passivamente e ininterrottamente alla tv, collegati al telefono o a skype, sperando di prendere la linea e sentire dall’altra parte della cornetta un rassicurante Alham-dulill’Allah (“grazie a Dio”), non facciamo altro che ripetere kifaya!, basta. Le nostre vite in queste ultime ore si sono fermate, sincronizzate con i coprifuoco imposti dal dittatore».
VOLONTARIATO IN TRANSIZIONE - Dossier dell’Agenzia Redattore Sociale (www.redattoresociale.it) la ricerca su volontari e volontariato, è disponibile online sul sito dell'agenzia
Un volontariato in transizione, al passo con la lenta ma inarrestabile trasformazione del sistema di Welfare, come dimostra la crescita del fenomeno solidaristico nei diversi settori di intervento, la nuova progettualità calata nei contesti comunitari, la propensione a comunicare
con più mezzi ed efficacia e a far parte di coordinamenti, consulte pubbliche e tavoli di
progettazione. Ma anche un volontariato dall’identità ancora incerta, con molte difficoltà a fare
rete, caratterizzato da un rapporto “bifronte” con le amministrazioni pubbliche: o troppo
dipendente (anche finanziariamente) o non sufficientemente sostenuto e valorizzato da esse.
È una fotografia a luci e ombre quella che emerge dall’indagine “Organizzazioni di volontariato
tra identità e processi”, curata da Renato Frisanco, che la Fondazione Roma Terzo settore
ha realizzato su una rilevazione condotta nel corso del 2008 ed ha pubblicato per esteso sul
sito www.fondazioneroma-terzosettore.it all’inizio del 2011. Si tratta, infatti, di un volontariato
in grado di condurre un’azione importante sul piano operativo e complementare rispetto
all’offerta di servizi e interventi, ma ancora poco incisivo sul piano politico, per la difficoltà di
svolgere una funzione di stimolo e di controllo nei confronti degli enti locali. Con questi la
collaborazione prevale nettamente su una effettiva partnership. Alla lenta evoluzione del nuovo
welfare comunitario e plurale fa riscontro una ancora insufficiente propensione del volontariato
ad attuare una “funzione pubblica” sussidiaria.
Dopo aver riassunto l'annus horribilis per i disabili [L’anno orribile degli “invalidi” veri, sempre su Vita.it] Franco Bomprezzi sottolinea il silenzio sui LEA
[..]
Io penso che tutte le forze che hanno a cuore i diritti dei cittadini, specie dei cittadini più deboli e indifesi, le persone con disabilità, gli anziani, i malati, dovrebbero oggi porre un altro ultimatum, altrettanto forte e chiaro: “Prima del federalismo si discutono e si votano i Livelli essenziali di assistenza”. Ovvero si applica la Costituzione per intero: comma “m” dell’articolo 117, inserito, guarda caso, proprio nel Titolo V, quello invocato per l’attuazione del federalismo. Leggiamo: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: (…) m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;”.

Era partita un po' in sordina nell'estate 2009. Un progetto sperimentale di insegnamento della lingua italiana rivolto agli alunni stranieri delle scuole primarie e secondarie del territorio ferrarese: la 'summer school'. A Ferrara non esisteva nulla del genere nel periodo giugno-settembre, così poi quando i ragazzi tornavano dalle vacanze, non abituati a parlarlo nei mesi estivi, l'italiano lo avevano un po' dimenticato, risultava arrugginito. Per non parlare poi degli alunni neo-arrivati, sottoposti ad una sorta di trauma all'avvio del loro primo anno scolastico in Italia senza capire la lingua. Così operatori e responsabili del Centro di Mediazione - Servizio Sicurezza del Comune di Ferrara, si sono detti: "Siamo al Grattacielo. Qui c'è bisogno di stare insieme, servono attività costanti, simboli positivi, occorre far vivere questo luogo attraverso la partecipazione di tutti, adulti e bambini. C'è la più alta concentrazione del nostro territorio di culture da tutto i l mondo e ci sono pure tanti bambini e ragazzi. Chiediamo a queste persone, alle famiglie, cosa si aspettano d'estate dal loro quartiere, oltre a giochi, animazione, spettacoli, musica che già organizziamo da qualche tempo".
















