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Si è svolta giovedì 15 dicembre la presentazione del nuovo Annuario del CDS di Ferrara. Una sezione dedicata al welfare che verrà.
Studio, formazione, lavoro, per una Ferrara sostenibile. Sono questi i punti che l’Annuario socio – economico ferrarese evidenzia nella sua edizione 2012. La presentazione della ricerca si è svolta giovedì 15 dicembre presso la Facoltà di Economia dell’Università di Ferrara, con una tavola rotonda che ha messo in dialogo diversi relatori: Carlo Bonora, presidente del Centro ricerche Documentazione e Studi di Ferrara (CDS), Gandini, Galletti, Tacchi Venturi, Capatti, del CdS, Marcella Ravaglia, del Technology specialist CTI srl, Gabriele Arioli, dirigente Carife.
Andrea Gandini, del CDS, ha tracciato un panorama in prospettiva della situazione italiana. “Cosa succederebbe uscissimo dall’euro?”, ci si è chiesti nell’incontro. “Un ulteriore impoverimento del Paese, con un calo del reddito procapite del 20%. Questo spiega l’urgenza della ‘manovra Monti’. L’Italia possiede un quarto del debito europeo e, nei prossimi anni, dovrà tagliare questo debito di circa 500 miliardi di euro”, ha spiegato Gandini. Entrare nell’Unione Europea poteva essere un grande vantaggio se come Paese sviluppavamo le nostre eccellenze, ovvero la manifattura originale e di qualità che ci caratterizza. Ma finora non è stato fatto, tanto che non siamo più cresciuti negli ultimi quindici anni. La causa è da ricercare nella presenza di corporazioni, che hanno frenato il libero sviluppo, e nella carenza dei servizi interni. Così le famiglie italiane hanno perso in dieci anni l’8% del potere di acquisto (perdita che raggiungerà in previsione il 20% nei prossimi due anni), soprattutto sono aumentate le disuguaglianze sociali in modo significativo negli ultimi venti anni. Le questioni strategiche su cui bisognerà intervenire per uscire dalla crisi italiana si riassumono in: costi della politica (- 100 milioni); lotta all’evasione fiscale; patrimoniale; riduzione della spesa pubblica; liberalizzazioni; riduzione orario di lavoro; privatizzazioni; occupazione delle donne (in pari opportunità nel mondo del lavoro siamo al 74° posto dopo il Ghana); garanzia del salario minimo (basta con contratti e collaborazioni a quattro o cinque euro all’ora); diffusione delle buone pratiche.
Andamento dell’occupazione nell’industria a Ferrara (2008 – 11) – Le 400 aziende ferraresi hanno ridotto gli addetti diretti al 14% (ossia di 3.534 unità). Nella nostra provincia hanno sofferto in particolare la subfornitura tessile e meccanica e il tessuto artigianale.
La scolarità in provincia di Ferrara – Tra gli iscritti agli istituti superiori il liceo resta la prima scelta, ma questa opzione si è ridotta nel 2010 – 11, contro un aumento di richieste per gli istituti professionali. Altro calo, del 9%, riguarda le immatricolazioni presso l’Università di Ferrara, in linea con quello registrato in tutti gli Atenei della Regione. Questo è legato sia al calo fisiologico della generazione dei diciannovenni, sia al calo delle immatricolazioni per via della crisi. In previsione nei prossimi anni un calo conseguente dei laureati italiani rispetto alla media europea. Altra problematica tocca l’incontro tra domanda e offerta di lavoro: le aziende lamentano la scarsa formazione dei nuovi profili professionali, che mancano spesso di un’esperienza lavorativa specifica e pregressa.
Welfare: cosa è accaduto? – Sono stati fatti tagli lineari a tutti i Ministeri, toccando anche i servizi sociali alla persona e la sanità, in seguito è intervenuto l’ulteriore taglio della manovra di Monti. Risiede qui il germe dell’iniquità. Quale welfare possiamo permetterci e a quale standard? Sono domande che dovrebbero aprire una nuova progettualità, tesa a rimodulare i servizi e razionalizzare le risorse. Sostanzialmente significa operare scelte virtuose che riguardano chi verrà dopo di noi. Una nuova progettualità che porti a dialogare alla pari Stato, Famiglia, Profit e Non profit, riscoprendo le proprie rappresentanze e portandole all’interno delle concertazioni. In sintesi, significa fare in modo che i diritti dei più deboli non diventino deboli diritti.











