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Si è svolta lunedì 12 dicembre in Ariostea la presentazione del libro "Fuori come va?".
Si è svolto lunedì 12 dicembre in Biblioteca Ariostea, a Ferrara, l’incontro di presentazione del libro “Fuori come va?”. Ha seguito un acceso dialogo tra l’autore Peppe Dell’Acqua, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, e il pubblico partecipante, costituito principalmente da utenti dei servizi psichiatrici e familiari.
Dell’Acqua ha rilanciato la domanda che Franco Basaglia pose a sé stesso appena entrato nel manicomio di Gorizia, cinquant’anni fa: “che cosa posso fare qui?”. Una domanda che non bisogna mai stancarsi di fare, soprattutto se si vuole abitare la soglia tra i servizi di salute mentale e la società. Dietro la porta aperta degli ex manicomi, dove i pazienti erano omologati e indistinguibili, ci stanno persone da riscattare su tre livelli: si scoprono contemporaneamente il cittadino che chiede i suoi diritti; la persona con l’inviolabilità del suo corpo e l’urgenza del suo bisogno; l’individuo come soggetto uno che allude alla diversità e a un campo infinito di possibilità. Ecco tutte le persone hanno bisogno di abitare, ovvero di vivere la loro vita entrando in relazione con gli altri.
Nel libro "Fuori come va?" sono varie le questioni affrontate da Peppe Dell’Acqua insieme ai suoi colleghi e alle famiglie dei pazienti in oltre veneti anni di dialogo costante. Ogni capitolo è una lezione. Nell'insieme si può ricondurre a quattro domande essenziali: che cos’è il disturbo mentale? Chi lo cura? Dove si cura? Come si cura?
Il disturbo mentale è polifattoriale e nessuna causa, da sola, basta a spiegarne l’insorgenza. Inoltre necessita di un approccio multidisciplinare e di una molteplicità di presenze nuove, che comprendono anche non professionisti come volontari, tirocinanti, operatori sociali. Il disturbo mentale si manifesta nella relazione e, di conseguenza, va curato nei contesti relazionali. Bisogna spostare il luogo della cura, dai letti dei reparti di Diagnosi e Cura e dalle Comunità terapeutiche ai contesti sociali. Questi alcuni dei concetti emersi durante la presentazione del libro.
Regione per regione, quanti TSO (trattamento sanitario obbligatorio) si fanno in un anno per centomila abitanti? Quanti posti letto vengono destinati alle cliniche psichiatriche? Quanti si trovano ancora reclusi negli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG)? Qual è il budget che ogni DSM destina a progetti individualizzati di salute mentale, alternativi al costo di mantenimento dell’utente in contesti di comunità terapeutica? Questi i parametri di valutazione suggeriti e le proposte possibili.
A ogni modello di servizio sociosanitario, in particolare psichiatrico, è tuttavia sottesa una cultura. Mai dimenticare che è necessario agire in una dimensione culturale per cambiare lo stato delle cose. Ai familiari presenti all’incontro, che hanno presentato problemi e avanzato proposte, Dell’Acqua ha auspicato di non perdere mai il desiderio di conoscere e costruire insieme a psichiatri e politici una nuova cultura nella città, all’interno di alleanze consapevoli.
L’incontro si è concluso con la presentazione del percorso culturale in salute mentale rappresentato dalla Collana 180, raccolta di testi importanti per capire lo sviluppo storico della scienza psichiatrica e orientarsi verso modelli innovativi.











